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[editar] Questo che proponiamo è un veloce sguardo d’insieme alla storia della Colombia dagli anni ’40 ad oggi, nel tentativo di diramare tra le informazioni una linea critica ma il più possibile completa.

L’inizio: la Violencia

L’ultima, sanguinosa guerra civile (300.000 morti), esplose tra la fine degli anni ‘40 e l'inizio degli anni ’50 in seguito all'assassinio del candidato liberale popolare Jorge Eliecèr Gaitàn. Questo conflitto, ricordato come La Violencia, fu il risultato di anni di governi incapaci di ascoltare la popolazione. Nel ‘53 un golpe militare portò al potere l’esercito, ma il vero termine del conflitto viene individuato solo nel 1957 con la creazione di un governo provvisorio, in cui partito liberale e partito conservatore si allearono creando il Fronte Nazionale.

Il Fronte Nazionale pose definitivamente fine a La Violencia, e la sua amministrazione tentò di istituire riforme sociali ed economiche di lungo termine in collaborazione con l’alleanza per il progresso. Alla fine, le contraddizioni di ogni successiva amministrazione, conservatrice e liberale, portarono a risultati contrastanti. Il progresso di alcuni settori del paese avveniva solo a discapito della popolazione civile, e perpetrando forti ingiustizie politiche e sociali. Il Fronte Nazionale iniziò ad essere visto con una forma di repressione politica dai dissidenti ma anche da alcuni dei suoi principali sostenitori, specialmente dopo le elezioni che portarono al potere Pastrana Borrero nel 1970. Queste furono infatti caratterizzate da fortissimi sospetti di brogli elettorali. La risposta: la lotta armata È in questo periodo che nascono i primi gruppi armati rivoluzionari: le FARC (Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane) e l’M-19 (Movimento 19 Aprile). Le formazioni armate nascono in risposta ad un governo corrotto che continuava a non prendere in considerazione le spinte progressiste…la popolazione, riportando il paese nelle stesse condizioni in cui versava nel periodo precedente La Violencia. I due movimenti, di base politica comune, sostenevano la necessità di una seria riforma agraria, che sostituisse la secolare e schiavista istituzione del latifondo, dando invece la possibilità ai campesinos di riscattarsi diventando proprietari della terra su cui lavoravano e vivevano. Entrambi sostenevano di interpretare il disagio di una popolazione affaticata e sfruttata, cercando, attraverso la lotta armata, di porre fine ai soprusi del governo. Costituiti in eserciti di stampo comunista, cominciarono ad agire compiendo azioni di disturbo verso il governo e affrontando l’esercito e i paramilitari in difesa dei contadini.

Dal 1982, percependo un indebolimento delle FARC e avendo ottenuto numerosi successi contro l’M-19, il governatore liberale Julio Ayala impose con un particolare decreto lo stato d’assedio, attraverso il quale attuò una durissima repressione nei confronti dei sospetti guerriglieri e della popolazione civile (numerose furono le accuse di violazione dei diritti umani).

Nel 1985, sotto il governo liberale di Betancur, i gruppi guerriglieri accettarono una tregua formando un partito democratico, l’Union Patriotica, che rispondesse per via legale alle esigenze di radicali cambiamenti in senso democratico della società. La storia di questo partito fu un’agghiacciante esempio di quanto questa svolta in Colombia fosse impossibile: nel giro di sette anni tutti i deputati, gli assessori, gli iscritti e gli attivisti del partito vennero uccisi, per un totale di cinquemila morti: uno ogni 19 ore.

Il 6 novembre del 1985, 35 guerriglieri del M-19 occuparono il Palazzo di Giustizia, a Bogotá. L'intervento dell'Esercito provocò un vero massacro; morirono tutti gli effettivi del M-19 ed altre 53 persone, tra magistrati e civili.

Un grande affare: la cocaina

Gli anni ’80 sono anche ricordati, forse principalmente, per l’esponenziale aumento del traffico di droga, soprattutto cocaina, per cui la Colombia divenne subito tristemente famosa. Con l’esplosione della domanda soprattutto in Europa e negli Stati Uniti, la coltivazione della coca, diffusa nel territorio anche per tradizione del Paese, divenne un affare miliardario, che portò alla formazione di potenti leghe di latifondisti presto trasformatisi in vere e proprie mafie. Dal controllo dei territori a quello della distribuzione, il vastissimo bacino economico di questa “risorsa” permise a tali mafie (dette “cartelli” in Colombia) di aumentare, parallelamente al proprio impero finanziario, anche il peso politico.

Le narcomafie si apprestavano così a diventare la forza economica trainante del paese (il fatturato dell’esportazione di coca supera da solo quello delle altre esportazioni), e automaticamente si imponevano come imprescindibile interlocutore del governo. Situandosi nel centro di un complicato panorama di violenza, la droga ed i suoi trafficanti si stabilirono come un autentico nucleo di potere. Nel maggio del 1984 fu assassinato il ministro della giustizia Rodrigo Lara Bonilla; da quel momento in poi un’alleanza narco militare, dal volto poco chiaro, ha reso il paese ingovernabile. Fra le priorità dei nuovi ricchissimi signori della droga nacque naturalmente quella di difendere i propri territori dalla guerriglia. Fu così che comparirono sempre più numerosi gruppi paramilitari (dati ufficiali distinguono fra più di 140 formazioni, la più forte delle quali le AUC), eserciti illegali con contatti a volte fin troppo evidenti con l’esercito nazionale. Definiti da varie nazioni, e dall’Unione Europea stessa, “gruppi terroristici di estrema destra”, questi “paraeserciti” si sono resi colpevoli di massacri, violenze e soprusi al di là di ogni rispetto dei diritti umani.

Dal 1984 (anche se più precisamente nell’89) la politica statunitense assunse pubblicamente l’obiettivo della War of Drugs (guerra alla droga), obiettivo che naturalmente, per il peso assunto, coinvolgeva anche il governo colombiano. Iniziò così una lunga e oscura serie di sequestri, attentati, arresti, da parte degli eserciti dei narcos contro lo stato e viceversa, ma anche di corruzioni sempre più pesanti. Inoltre la DEA (Drug Enforcement Administration) degli Stati Uniti fu accusata di bombardare piantagioni di coca e non solo con erbicidi chimici dagli effetti devastanti sull’ambiente, le specie viventi, e sulle persone (…note col nome di fumigazioni). Nell'economia sotterranea, il commercio di coca processata ed esportata da circuiti clandestini o semitollerati continuava a produrre enormi guadagni. Gli equilibri tra i narcotrafficanti e lo stato cambiano, ma non possiamo certo dire che la tanto sbandierata guerra americana alla droga abbia sortito un anche minimo effetto (oltre alla devastazione del territorio ed al rischio per le popolazioni locali): la produzione e il commercio di coca sono tutt’ora un settore in crescita dell’economia colombiana.

Gli anni ‘90

Nelle elezioni presidenziali del 27 maggio del 1990 il liberale César Gaviria divenne presidente. Nel dicembre del ‘90 si celebrarono le elezioni per integrare l'Assemblea Costituente. L'astensione fu del 65%.

Il 5 Luglio 1991 entrò in vigore la nuova Costituzione colombiana. La Carta costituzionale, oltre ad introdurre la carica di vicepresidente e proibire la rielezione presidenziale, consacrò alcune conquiste importanti: il divorzio civile per il matrimonio cattolico, l'elezione diretta delle autorità locali, un regime di autonomia per i popoli indigeni, lo strumento del referendum e l'iniziativa legislativa popolare. A dispetto dell'infima rappresentazione femminile nella Costituente, fu riconsciuta l'uguaglianza di opportunità per l'uomo e la donna, l'appoggio speciale dello Stato alle donne capofamiglia, sussidi alle donne incinta, disoccupate o abbandonate. Nelle elezioni municipali di marzo del 1992, caratterizzate da un astensionismo del 70% dell'elettorato, i partiti Liberale e Conservatore mantennero le loro maggioranze. A novembre il governo decretò lo stato di emergenza. Pablo Escobar Gaviria - capo del cartello di Medellin, poderosa organizzazione di narcotrafficanti - latitante dalla metà del 1992, riportò il cartello alla politica delle azioni armate. Nel gennaio 1993 apparve il gruppo PEPES (Perseguiti da Pablo Escobar) che assassinò trenta membri del cartello in solo due mesi, distrusse varie proprietà di Escobar e perseguitò i membri della famiglia. Il confronto arrivò a livelli molto alti, con decine di morti. Il 2 dicembre, la polizia ammazzò Escobar. Sebbene la sua scomparsa fu un duro colpo per l'influenza politica e sociale che aveva raggiunto il cartello di Medellin, il narcotraffico aveva ancora molteplici tentacoli, perfino più discreti -come il cartello di Calì - che in qualche modo ne uscirono fortificati.

Nel secondo giro elettorale, col 50% dei voti, Samper vinse l'elezioni del ‘94 sul conservatore Andrés Pastrana. Samper intraprese il suo mandato con una serie di vittorie contro il narcotraffico, ma nel settembre del ‘95 esplose uno scandalo politico per un portavoce del cartello di Calì che rivelò importanti dettagli sui contributi di quell'organizzazione alle campagne elettorali di Samper e Pastrana. Il ministro della Difesa, Fernando Botero, ex direttore della campagna di Samper, fu arrestato per arricchimento illecito. Nell’agosto del 1996 Samper dichiarò lo stato di emergenza per controllare l'ondata di violenza e sequestri, fatto che fu interpretato come un tentativo di proteggersi dagli scandali sui vincoli col narcotraffico. Inoltre l'esercito subì numerose sconfitte nella lotta contro il guerriglieri e molti soldati e ufficiali vennero fatti ostaggio dalle FARC. Con quasi 100 fronti aperti, questi due gruppi (FARC e ELN) controllavano regioni sempre più estese del paese. Nonostante tutte le pressioni Samper riuscì a finire il suo mandato. Il successivo presidente, Andrés Pastrana, affrontò una crisi sociale ed economica come non si vedeva da molti anni. Il paese era sommerso nel caos più totale, con fronti di conflitto aperti dappertutto, una negoziazione governo-guerriglia senza fine, un'attività paramilitare che ostacolava qualsiasi accordo, un problema droga senza soluzione e una crescita della povertà che aumentava giorno dopo giorno facendo si che la Colombia iniziasse ed essere considerato il paese più pericoloso sulla Terra.

Gli anni ’90 sono anche gli anni dei massacri e delle stragi, innumerevoli, a mano dei paramilitari contro le comunità indigene o semplicemente autonome che non intendevano sottomettersi al controllo dei narcotrafficanti, e contro le guerriglie. Fra le regioni più colpite, ricordiamo l’Urabà: il bilancio sulla violenza in Urabà nel primo semestre del 1996 non ha bisogno di commenti: 692 omicidi, 287 famiglie costrette a trasferirsi in altre zone, 60 persone scomparse. La tecnica del massacro è sempre la stessa utilizzata dai paramilitari.Gli omicidi non si contano più negli ultimi mesi dell'anno. Altre regioni, come il Catatumbo (Norte de Santander) o il Magdalena Medio, hanno vissuto drammi uguali o superiori, senza vedere mai giustizia o riconoscimento.

Plan Colombia: come inizia il duemila

Nell'ago sto del duemila Pastrana lanciò il Piano Colombia, ispirato e finanziato dagli Stati Uniti, con cui progettava di sradicare 60 mila ettari di coltivazioni di coca. Il piano implicava la creazione di tre battaglioni antidroga, addestrati ed equipaggiati da forze speciali degli Stati Uniti, con l'appoggio di 60 elicotteri per gli spostamenti delle truppe. Inoltre, gli Stati Uniti si impegnarono a fornire un contributo di 1.300 milioni di dollari, per lo più in forma di aiuti militari. L'obiettivo era indebolire economicamente la guerriglia e i narcotrafficanti invece che affrontarli sul campo di battaglia. Le critiche a questo piano sono arrivate da molte parti, compresa l’ONU. Amnesty International ha criticato il "Plan Colombia" per l'impiego di una "strategia militare" che non tiene conto dei diritti delle popolazioni. L'Unione Europea ha espresso la sua contrarietà al Piano fin dal 2001. Il Presidente della Commissione del Parlamento Europeo per le relazioni con i paesi Andini, Alain Lipietz ha evidenziato che "le stesse fumigazioni e la massiccia presenza militare sono un'aggressione alle persone e all'ambiente". Anche diverse Ong statunitensi (WOLA, LAWGEF, CIP) hanno criticato il "Plan Colombia" in un rapporto presentato a cinque anni dalla sua introduzione, in occasione della visita del Segretario di Stato Usa Condoleezza Rice in Colombia a fine aprile 2005.

Il primo aspetto preso in considerazione del Piano è la distruzione dei campi di coca, con il metodo delle fumigazioni, già in atto dall’89 quando era stato attivato il primo piano anti-droga delle irrorazioni aeree di glifosfato (prodotto dalla Monsanto, fornitore ufficiale del prodotto e del suo unico antidoto), sostanza chimica velenosissima, purtroppo non solo per le piante di coca… dal 2002, infatti, l'Ambasciata Usa a Bogotà ha archiviato ben 8000 denunce per danni a persone e alle coltivazioni provocati dalle fumigazioni con glisofato. Le fumigazioni distruggono la coca, ma producono anche gravi conseguenze sulle coltivazioni tradizionali (banano, yuca, mais, riso), colpite arbitrariamente, avvelenano gli animali domestici, contaminano le risorse naturali e, non da ultimo, intossicano la popolazione. Ma, soprattutto, non risolvono il problema: quando le piantagioni di coca vengono fumigate, ai contadini non rimane altro che addentrarsi nella selva bruciando ettari di foresta vergine per cominciare nuovi raccolti. O penetrare i parchi naturali. Ad arricchirsi, comunque, non sono i coltivatori ma i gruppi della criminalità organizzata.

Il secondo aspetto è quello militare con l’obiettivo, ipotetico o no, di combattere con un esercito super preparato guerriglia e paramilitari. L’investimento statunitense non è solo economico ma anche pratico, dal momento che uno degli aspetti dell’intervento è la formazione di apparati speciali per questo tipo di “guerra”, per cui è previsto l’arruolamento di soldati provenienti direttamente dai campi israeliani, oltre che la preparazione di militari particolarmente “duri” e armati con tecnologia avanzata. L’ unico esito fin ora raggiunto da questi “battaglioni” è stata un’ulteriore escalation di violenza di cui vittime continuano ad essere gli abitanti delle comunità, presi perché imparziali o con la scusa del sospetto. A mostrare tutta l’inutilità del piano è il seguito naturale del Plan Colombia, cioè il Plan Patriota, senza dubbio la campagna militare più ambiziosa mai lanciata contro le Farc. Da più di un anno, diciottomila militari di carriera armati fino ai denti stanno avanzando in un quadrilatero di trecentomila chilometri quadrati, con l'obiettivo di riconquistare il controllo delle regioni pre-amazzoniche. Per giustificare un costo quotidiano di un milione di dollari, Uribe ha promesso ai colombiani la testa del vecchio e arzillo Tirofijo, del suo braccio destro El Mono Jojoy o di qualche altro esponente della Comandancia guerrigliera.

Dal 2000 ad oggi

Dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 negli Stati Uniti, la Colombia è stata inclusa da Washington nella lista degli obiettivi della "campagna antiterrorismo". Ciò ha permesso agli Stati Uniti di eludere i divieti imposti dalla legislazione interna e di collaborare attivamente (con un maggiore impegno finanziario e dei servizi segreti e un numero maggiore, anche se imprecisato, di effettivi) alla guerra del governo colombiano contro la guerriglia.

I negoziati di pace tra il governo e le FARC si sono interrotti il 20 febbraio 2002 dopo il sequestro da parte dalla guerriglia di alcuni esponenti politici, nel tentativo di influenzare il risultato elettorale e ottenere lo scambio degli ostaggi con i guerriglieri incarcerati. Alla data delle elezioni parziali del 10 marzo i politici sequestrati erano 12, compresa la candidata alla presidenza Ingrid Betancour. Il governo perse la maggioranza e si rafforzò la posizione degli alleati del candidato della destra Àlvaro Uribe Vélez, legato alle forze paramilitari raggruppate sotto la sigla AUC, Autodefensas Unidas de Colombia (Autodifese Unite Colombiane). Il padre del candidato morì per le torture inflittegli dalle FARC e il candidato stesso si dichiarò contrario a qualsiasi accordo di pace con la guerriglia. Il 14 aprile Uribe sfuggì al terzo attentato in sette mesi (il quindicesimo nella sua vita). Dopo l'interruzione dei negoziati, le FARC organizzarono attentati in varie città provocando un elevato numero di vittime tra i civili. L'attentato del 4 maggio 2002, in cui morirono 117 persone, tra cui almeno 40 bambini, per i colpi di mortaio sparati contro la chiesa dove si rifugiava la popolazione di Bojaya, rappresentò un momento particolarmente tragico di questa escalation di violenza.

Nel maggio 2002 Washington stanziò 2.600 milioni di dollari, il doppio del totale utilizzato per il Piano Colombia, per effettuare un deciso intervento militare nel continente. Durante la campagna elettorale Uribe aveva promesso di garantire la «sicurezza a tutti i colombiani». Sebbene questo impegno implicasse una politica dura contro tutti i cittadini impegnati in azioni violente e illegali (e quindi sia la guerriglia che i paramilitari e i narcotrafficanti) gli stretti vincoli tra Uribe e gli ultimi due gruppi facevano presagire che la sua lotta si sarebbe concentrata sulle FARC lasciando fuori altri settori violenti della popolazione. Con il paravento della lotta ai guerriglieri viene data mano libera al paramilitarismo, e aumentano in modo vorticoso le morti di civili, per il solo sospetto di collaborazione con la lotta armata (non esistono processi, la “mano dura” di Uribe prevede l’esecuzione immediata). La violenza, spesso di una brutalità sconvolgente, diventa talmente eclatante e sregolata da portare gran parte dell’esercito regolare, fino ad allora silenzioso complice delle esecuzioni, a prendere le distanze e a condannare la pratica del paramilitarismo. Nonostante ciò rimangono in molti i sostenitori di Uribe, che credono che una intensa azione militare sia necessaria per combattere ogni tentativo di azione dei guerriglieri e che questo argomento abbia la precedenza rispetto ogni altro tema sociale.

Dall’agosto 2002 al giugno 2004, cioè nei primi due anni di governo Uribe, è aumentato il numero di persone che hanno perso la vita a causa della violenza socio-politica in Colombia, fino ad arrivare a 10.586 assassinati, secondo la Corte Interamericana per i diritti umani. Di questi 6148 sono civili assassinati per le loro attività ed il loro impegno. L’11% degli omicidi è imputabile direttamente ai funzionari pubblici, il 69,3% ai paramilitari con l’appoggio e la complicità dello Stato ed il 22,8% alle guerriglie. Sempre nello stesso periodo più di 300 persone sono state giustiziati per mano di agenti statali e quando le Ong internazionali hanno più volte tentato di far luce su questi delitti la risposta è stata che si è trattato di “errori militari”.

Nel 2003 venne emanata la “Ley Justicia y Paz” considerata oggi, da organi come Amnesty International, “uno scandalo, un’ennesima, spudorata, violazione dei diritti umani”. La “Ley Justicia y Paz”, resa attiva nel 2005, prevedeva il reinserimento negli organi della polizia di stato e dell'apparato militare di tutti gli appartenenti a gruppi extra-parlamentari che decidessero di consegnare le armi. La resa delle armi, oltre alla possibilità di reinserimento “preferenziale” garantì anche la totale impunità a migliaia di paramilitari che per anni si erano macchiati di stragi. I soli ad avere qualche complicazione, soprattutto per la “notorietà” acquisita negli anni, sono stati gli uomini ai vertici delle gerarchie militari. Castano è sparito nel nulla, e con lui anche molti altri, mentre il solo a fungere da “capro espiatorio” dell'immonda mancanza di inchiesta, fu Salvatore Mancuso, che, arrestato e processato nell'estate del 2006, ora trascorre felicemente le sue giornate in una splendida villa privata, nonostante la dichiarazione di colpevolezza e le varie denunce di relazioni tra paramilitari e apparati statali (anche di funzionari al livello del vice presidente del Paese). Nonostante il polverone sulla parapolitica che hanno scatenato le “confessioni” di Mancuso, non sono state prese in considerazione inchieste o colpevolezze, poichè fino al 2007 la Colombia aveva ottenuto una proroga all'applicazione dei dettami del Tribunale Internazionale (come ad esempio il punire il reato di “strage” e “lesa umanità”). Così ora Uribe può permettersi di affermare che “il paramilitarismo non è mai esistito” (come suonava El Tiempo in copertina mesi fa), mentre nelle zone rurali i campesinos si trovano di fronte gli stessi volti di prima, ma con la divisa cambiata.

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