Salvatore Mancuso
De IpoWiki
Salvatore Mancuso parabola del paramilitarismo (collage di articoli per trattegiare il personaggio)
La carriera di un massacratore
"Salvatore Mancuso è sicuramente un narcotrafficante che vive del business della droga". Parola del colonnello Domenico Grimaldi, Gruppo investigativo sulla criminalità organizzata (Gico) della Guardia di Finanza di Lombardia. "Abbiamo indagini in corso e non sappiamo dire se produca in prima persona o se sia un broker molto influente che dispone dei raccolti di altri, ma di sicuro è un operatore che sul mercato degli stupefacenti può muovere enormi quantità di coca pura in poco tempo, un broker affidabile e di grande reputazione", ripete l’ufficiale delle Fiamme gialle a proposito del maggiore leader delle forze paramilitari colombiane in lotta da 40 anni contro la guerriglia marxista, al limite tra banditismo e riconoscimento legale.
El Tiburòn Si chiama "Operazione Tiburòn" (squalo in spagnolo) l’operazione condotta il 17 novembre scorso dopo mesi di indagine dalla Procura Distrettuale antimafia di Reggio Calabria, che ha implicato mandati di arresto per 76 persone, di cui 23 all’estero, scovando ampi legami, già conosciuti ma mai così profondamente documentati, nel rapporto tra Narcotraffico colombiano e’Ndrine calabresi. "Come sapevamo da tempo, i calabresi sono i soci preferiti per fare business dai narcotrafficanti colombiani – spiega Nicola Gratteri, procuratore Antimafia di Reggio, da anni studioso della realtà criminale delle cosche della costa jonica calabrese e motore dell’indagine – tanto che ormai è la ‘Ndrangheta ad avere in mano l’intero traffico. Movimentano la coca dai porti sui Caraibi colombiani o dai porti fluviali argentini, con destinazione Spagna del Sud, Algesiras o anche Jerez. Anche mafia siciliana e camorra napoletana si devono approvvigionare di coca colombiana dai calabresi, per poi spacciarla attraverso i loro network consolidati in tutta Europa". […]
Salvatore.. della patria? Quanto finora è emerso con sicurezza è che Salvatore Mancuso ha vissuto per anni lucrando sul traffico di cocaina. Sarà complicato ora per la magistratura, specie colombiana, stabilire che regime carcerario adottare nei suoi confronti, dopo questi nuovi accertamenti di polizia, visto che il leader dei paramilitari è dall’agosto scorso agli arresti domiciliari, in attesa che deponga di fronte la ‘’Commissione per la Riconciliazione’’, che dovrebbe chiudere il capitolo triste delle Auc nelle intenzioni del presidente colombiano Alvaro Uribe. […]
Queste rivelazioni hanno una portata devastante per chi da tempo sapeva quali fossero i veri traffici di questo quarantenne di origine salernitana, nato nel Caribe colombiano. Sotto custodia cautelare dal 18 agosto scorso, dopo essersi consegnato nell’ambito del processo di pacificazione e smobilitazione fortemente voluto dal presidente Uribe, il paramilitare che contribuì a fondare le formazioni paramilitari Auc (Autodefensas Unidas de Colombia) quarant’anni or sono, si è spesso definito un ‘Salvatore della patria’, di nome e di fatto, perché con le sue milizie illegali avrebbe contribuito ad arginare nel Paese caraibico la rivoluzione marxista propugnata dai guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) e dall'Esercito di liberazione nazionale (Eln). Ma in realtà si sospettava da tempo, anche se nessuna inchiesta giudiziaria in Colombia era mai riuscita ad accertarlo, che nei territori in cui dettano legge (o molto più spesso seminano il terrore) le formazioni paramilitari, in realtà organizzano la produzione di coca e partecipano attivamente al narcotraffico. […]
Tra i massacri di cui Salvatore Mancuso è stato mandante o esecutore (e per i quali potrebbe scontare al massimo una condanna di 8 anni, grazie alla legge del suo socio e vicino di fattoria Alvaro Uribe), i più noti sono quelli di El Aro, nella regione di Antioquia, e di El Salado, in quella del Sucre. A El Aro, il 22 ottobre 1997, trenta suoi uomini del Bloque Catatumbo torturarono e ammazzarono 14 contadini, tra i quali un tredicenne, dopo aver incendiato e saccheggiato le loro case. A molte vittime furono strappati gli occhi e i genitali. Per questo massacro, Mancuso è stato condannato a 40 anni di carcere. A El Salado, en Sucre, il 16 febbraio 2000, 38 contadini (tra i quali un bambino di 6 anni) furono mutilati atrocemente prima di essere uccisi. Prima di dare il colpo di grazia, i paras obbligarono le loro donne a denudarsi e a ballare al suono di un vallenato. Secondo Amnesty International, le donne furono violentate. Il 19 dicembre scorso, dopo un conflitto a fuoco in un villaggio della regione di Antiochia, che ha provocato due vittime, è stato catturato un altro italo-colombiano delle Auc: Alberto Laino Scoppeta, proprietario di una rivendita di auto blindate ed erede di Jorge 40 alla testa del Bloque Norte. L'uomo stava per ritornare in Italia. Un altro «angioletto» col passaporto in regola? (g.p.) […]
Nel frattempo quel Salvatore Mancuso sta diventando un caso - anche in Italia, visto che è un cittadino italiano. Detto «El Mono», la scimmia, da anni alterna le stragi di umili contadini con i trasporti di droga nell'Atlantico. Molti fingono di non saperlo. Stando alle intercettazioni telefoniche che un mese fa hanno reso possibile l'operazione «Galloway Tiburon» (realizzata dalle polizie italiana, spagnola, colombiana e dalla Drug Enforcement Administration, l'antidroga statunitense, e conclusa con un centinaio di arresti), qualcuno della nostra ambasciata di Bogotà avrebbe concesso a Mancuso il passaporto italiano, prendendo per buona la sua dichiarazione di buona condotta. «Mancuso potrà viaggiare tranquillamente in Italia per realizzare i progetti che ha in mente», diceva il suo amministratore di fiducia parlando con Giorgio Sale, un imprenditore romano, arrestato insieme con i suoi tre figli con l'accusa di riciclare, attraverso ristoranti, pub e una cinquantina di negozi di abbigliamento di Bogotà, Barranquilla e Cartagena, i ricavi del narcotraffico del boss. Nell'operazione è caduto anche un pezzo da novanta, José Alfredo Escobar, presidente del Consiglio superiore della magistratura colombiana, che controlla le risorse della giustizia, la carriera dei magistrati e ha la facoltà di distribuire i casi ai tribunali civili o a quelli militari. Secondo gli inquirenti, dall'inizio dell'indagine, le Auc avrebbero fatto arrivare otto tonnellate di cocaina purissima, soprattutto sulle banchine del porto di Gioia Tauro, destinate alle varie famiglie della 'Ndrangheta diventata, secondo la Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, egemonica nel «traffico internazionale di cocaina, grazie ai canali diretti di approvvigionamento dai Paesi del Sudamerica e alla dimostrata abilità nel gestire complessi sistemi di riciclaggio». […]
Per ora il sogno di Salvatore Mancuso di tornare con i suoi immensi bottini di guerra nella terra dei suoi avi paterni, sulla costa meridionale salernitana, è sfumato: a causa dell'iniziativa della magistratura italiana, che rimase inerte dopo altre inchieste che l'avevano coinvolto in passato (come la «Decollo» del gennaio 2004). Nei prossimi giorni, su richiesta di Nicola Gratteri, dovrebbe partire la richiesta di estradizione del leader delle Autodefensas Unidas de Colombia per narcotraffico. Le possibilità che Mancuso arrivi ammanettato in Italia sono al momento nulle, vista l'immunità concessa a lui, all'intero vertice narco-paramilitare e al loro esercito dal presidente Alvaro Uribe. Ma questo provvedimento agevolerebbe comunque la comprensione della natura del parastato colombiano da parte del nostro governo. Tra gli interlocutori della Farnesina non sono mancati sinistri figuri. Coloro che dirigevano fino a pochi mesi fa l'ambasciata e il consolato di Milano, Luis Camilo Osorio e Jorge Noguera, quando erano a capo della Fiscalía (la magistratura inquirente) e del Das (la più potente delle polizie segrete colombiane), facilitarono spudoratamente la penetrazione paramilitare nelle istituzioni colombiane. L'attuale ministro degli esteri, María Consuelo Araújo, ha un fratello senatore indagato per paramilitarismo e fa parte di una famiglia sotto protezione del capo paramilitare Jorge 40. Infine il nuovo ambasciatore a Roma, Sabas Pretelt: quando era alla direzione del ministero degli Interni e della Giustizia (significativamente unificati sotto il regime uribista) fu l'architetto del farsesco «negoziato» con le Auc e in quella veste assicurò ai capi paramilitari che non avrebbe fatto estradare negli Usa se si fossero impegnati a far vincere nelle scorse elezioni Uribe e lui in quelle del 2010 - questo secondo le confessioni di alcuni capi paras riportate sull'ultimo numero della rivista Cambio. Tutta gente «per bene» con troppi scheletri nell'armadio.

